mercoledì 23 maggio 2012

Immigrati trattati come schiavi: 16 arresti Blitz anche a Nardò


LECCE - «Ci diedero un panino che non mangiai nemmeno per quanto ero disperato». È la frase emblematica di una delle poche vittime che ha trovato il coraggio di ribellarsi e di fare arrestate una banda composta da 22 persone che ha sfruttato nelle campagne di Nardò centinaia di clandestini tunisini e ghanesi, costringendoli a raccogliere angurie e pomodori in cambio di una paga che non superava i due euro l'ora. Tra le persone finite in carcere non ci sono solo i soliti schiavisti extracomunitari ma anche dieci imprenditori italiani tra i quali spicca il nome di Pantaleo Latino, di 48 anni, il "re delle angurie" del Salento. Secondo l'accusa, i datori di lavoro sono stati complici dei caporali e promotori del "sistema illecito" e si sono arricchiti utilizzando pratiche di lavoro degne di un sistema «para-schiavistico». Di riduzione in schiavitù si parla infatti nel provvedimento di arresto notificato a 16 dei 22 indagati mentre sei persone sono riuscite a sfuggire alla cattura. 



I fatti sono precedenti alla protesta degli immigrati contro lo sfruttamento e il caporalato che riguardò l'estate scorsa la masseria Boncuri di Nardò. Ma anche questi immigrati lavoravano e vivevano in condizioni a dir poco disumane. Quasi tutti percepivano una retribuzione lorda di 20-25 euro al giorno dalla quale si vedevano decurtate dai caporali le spese di vitto, alloggio e di trasporto nei campi. Il vitto consisteva nell'essere ammassato il più delle volte in casolari di campagna abbandonati e fatiscenti, senza infissi, energia elettrica, acqua e con il tetto in eternit. Il cibo, invece, non andava oltre un panino. Per non parlare dell'acqua che non veniva somministrata neppure durante il mese del Ramadan quando i musulmani digiunano e hanno bisogno di bere molto per evitare le insolazioni nei campi dove gli immigrati lavoravano 10-12 ore al giorno senza fare pause e senza giorno di riposo per l'intero ciclo di raccolta. Il gruppo criminale smantellato all'alba dai carabinieri del Ros e del Nil - secondo la Dda di Lecce - era costituito da italiani, algerini, tunisini e sudanesi e operava in Puglia, Sicilia, Calabria e Tunisia. Era dedito alla tratta di esseri umani, al favoreggiamento dell'immigrazione clandestina e allo sfruttamento lavorativo dei nordafricani che venivano adescati nei loro villaggi inseguendo il sogno di una paga dignitosa e di buone condizioni di vita. I clandestini - secondo le indagini - venivano solitamente imbarcati dal porto tunisino di Halk El Wed e, dopo un lungo viaggio della speranza, approdavano in Sicilia da dove raggiungevano la Calabria e, infine, il Salento. Qui erano vittime del cartello criminale composto da datori di lavoro, caporali e da capi squadra che sorvegliavano il lavoro nei campi. Dalle intercettazioni telefoniche emergono chiaramente le condizioni lavorative disumane a cui erano costretti gli immigrati. «Ora quelli te li sfianco fino a questa sera...», dice un caporale. «Soli sono stati! Morti di sonno, di fame e de... de sete...»; «...e quelli volevano pure bere e non c'era nessuno che gli dava l'acqua...», ribatte sogghignando un capo squadra.



"Sabr", sulle tratte degli schiavi moderni: sedici in arresto


Ecco i nomi delle persone arrestate: 
Meki Adem, 52 anni, di Alobaud (Sudan)
Belgacem Ben Bechir Aifa, 42 anni, nato a Chorbane (Tunisia) e residente a Nardò
Bilel Ben Ayaia, 29 anni, nato a Jendouba (Tunisia) e residente a Nardò; 
Giuseppe Cavarra, 34 anni, nato a Noto (Siracusa) Marcello Corvo, 52 anni di Nardò
Bruno Filieri, 49 anni, di Nardò
Saber Ben Mahmoud Jelassi, detto "capo dei capi" o il "Sabr", 42 anni, nato a Tunisi
Pantaleo Latino, 58 anni, di Nardò
Rosaria Mallia, 35 anni, nata a Noto (Siracusa)
Livio Mandolfo, 47 anni, di Nardò
Corrado Manfredi, 59 anni, di Scorrano
Tahar Ben Rhouma Mehdaoui, nato a Ouled Medhi (Tunisia) e residente a Nardò
Salvatore Pano, 46 anni, di Nardò
Giovanni Petrelli, 50 anni, di Carmiano
Nizar Tanjar, 35 anni, nato in Sudan
Houcine Zroud, 47 anni, nato a Mahdia (Tunisia)

Le donne che studiano muoiono


La Cnn ci parla di un nuovo caso di avvelenamento nei confronti di giovani studentesse e delle loro insegnanti. Questa volta sono 122 le ragazze coinvolte, dall’età compresa tra 15 e 18 anni, oltre a tre maestre, le quali sono rimaste vittima di un attacco compiuto con un particolare spray nella provincia di Takhar.
SOSTANZA SCONOSCIUTA - L’attacco è avvenuto nella città di Talokhan nella scuola femminile di Bibi Hajera. Al momento sono ancora in ospedale quaranta ragazze. Tutte manifestano vertigini, vomito, mal di testa e perdita di conoscenza. I medici hanno spedito campioni di sangue a Kabul per determinare quale sia la sostanza usata per l’avvelenamento. Le ragazze hanno denunciato un forte trauma per quanto accaduto, come confermato dall’autorità sanitaria.
OPERA DEI TALEBANI - Khalilullah Aseer, portavoce della polizia della provincia di Takhar ha spiegato chi si nasconde dietro questo attentato: “la popolazione afghana sa che dietro questi atti si nascondono i talebani, i quali fanno questo per evitare che le ragazze vadano a scuola. Ormai lo sanno tutti, e ora che la democrazia sta prendendo piede in Afghanistan tutti noi vogliamo che le ragazze vengano educate. Ma non è quello che vogliono i nemici del Governo”.

martedì 22 maggio 2012

Destination West Africa Night


Sandro Joyeux 
+ Razaban Kon-Kon e Special Guest 
+ TP Africa: Afro Dj Set

L’associazione culturale Destination West Africa, da anni dedita alla diffusione della musice e del folklore di questo continente,in occasione della conclusione dei laboratori di percussioni e danza, propone un imperdibile appuntamento all’insegna dell’Africa. Una notte al ritmo delle percussioni, della danza e della melodia del West Africa.
Programma della serata:
H 21.00 apertura serata 
H 22.00 inizio concerti 
Fino a notte fonda Afro Dj set con TP Africa 

Apertura Razaban Kon-Kon e Special Guest
Ensemble di musica tradizionale del West Africa. Il suono del djembe e dei doun doun, la melodia del balafon e l’energia della danza ci trasporteranno in un viaggio fra le terre dell’Impero del Mali. Ospiti della serata gli artisti guineani Sourakhata Dioubatè, Mohamed Dabo e altre Special Guests dal Burkina Faso e Senegal.

Sandro Joyeux 
Il viaggio di questo artista parte da lontano. Suona Reggae Roots in giro per la Francia fino ai 21 anni per poi rimanere letteralmente folgorato dalla musica africana, che irrompe letteralmente nella sua vita con il maliano Boubacar Traorè. Sandro utilizza una particolare tecnica chitarristica, utilizza la cassa armonica della sua chitarra come grancassa e rullante, intreccia arpeggi dal sapore africano a ritmiche sincopate. Le sue canzoni parlano di città lontane, Dakar, Kinshasa,Kartoum, raccontano storie di villaggi, trascinando il pubblico in un vero e proprio viaggio attraverso la musica, le lingue e i dialetti di Algeria, Marocco, Mali,Senegal, Costa d’Avorio, Congo, Nigeria, Madagascar, Francia, Italia e Giamaica.Il suo essere un “one man band” e la sua devozione per l’autostop gli hanno permesso negli anni di suonare in diverse parti del mondo, da Brooklyn a Bamako, nelle situazioni più disparate incontrando musicisti e maestri con cui ha arricchito il suo stile musicale.

DOVE: locanda Atlantide | Via dei Lucani 22b  - San Lorenzo, Roma - Tel.             06 44 7045 40       
INGRESSO: € 6,00


lunedì 21 maggio 2012

Immigrati. I costi del permesso di soggiorno – Corte di Giustizia


Lo scorso 26 aprile 2012 la Corte di Giustizia Europea si è pronunciata, con sentenza n. C-508/10, sull’entità dei contributi richiesti dal governo olandese agli stranieri presenti sul suo territorio per il rilascio o il rinnovo di vari tipi di permesso di soggiorno.
Su ricorso della Commissione Europea, la Corte ha in particolare stabilito che,prevedendo un contributo di € 201 per il rilascio agli stranieri e ai loro familiari di un permesso di soggiorno CE per soggiornanti di lungo periodo, i Paesi Bassi hanno imposto ai richiedenti una spesa eccessiva ed iniqua, venendo così meno all’obbligo imposto dalla Direttiva 2003/109/CE di non scoraggiare i cittadini di Paesi terzi dall’esercitare il proprio diritto di soggiorno.

Dispone infatti la Corte di Giustizia che: ”È pacifico che gli Stati membri possono subordinare il rilascio di permessi e titoli di soggiorno al pagamento di contributi e che, nel fissare l’importo di tali contributi, essi dispongono di un margine discrezionale. Tuttavia, il potere discrezionale concesso agli Stati membri a tale riguardo non è illimitato. Infatti, questi ultimi non possono applicare una normativa nazionale tale da compromettere la realizzazione degli obiettivi perseguiti da una direttiva e, pertanto, da privare quest’ultima del suo effetto utile.”

La questione assume rilevanza anche per l’Italia, poichè anche da noi sono ormai operativi, dal 30 gennaio 2012, i nuovi contributi sui permessi di soggiorno, i quali ammontano a:
80 euro per ogni permesso rilasciato o rinnovato per un periodo inferiore a 1 anno;
100 euro per ogni permesso rilasciato o rinnovato per un periodo compreso fra 1 e 2 anni;
200 euro per ogni permesso rilasciato o rinnovato per un periodo superiore ai 2 anni;
a cui si aggiungono il costo del permesso di soggiorno elettronico (27,50 euro), l’imposta di bollo e le spese per l’invio della raccomandata assicurata contenente l’stanza di rilascio o rinnovo.

È chiaro quindi che lo Stato italiano non potrà ignorare a lungo questa sentenza della Corte Ueche, seppur rivolta all’Olanda, affronta e risolve in senso favorevole per gli stranieri un problema che nel nostro Paese è ancor più evidente. 
A fronte, infatti, di un identico contributo richiesto nei due Paesi per il rilascio di un permesso di soggiorno CE per soggiornanti di lungo periodo (200 euro in Italia e 201 in Olanda), è necessario anche tenere in considerazione che la situazione economica degli stranieri in Italia è generalmente molto più difficile rispetto a quella degli extracomunitari residenti in Olanda. Infatti:
- il reddito medio prodotto in Olanda ammonta a circa il doppio di quello registrato in Italia (secondo le ultime stime, in Italia si guadagnano mediamente 23.406 euro l’anno, contro i 44.412 euro registrati in Olanda, dove lo stipendio minimo previsto per legge é di 1.284,60 euro mensili);
- l’Olanda ha una percentuale di disoccupazione del solo 5% e un efficace sistema di sussidi nel caso di perdita del lavoro, sia per i cittadini che gli stranieri. 
Se, insomma, in un Paese con un sistema sociale come quello olandese viene valutata come irragionevole una tassa di 201 euro su un permesso di soggiorno di lunga durata, questa stessa tassa (inferiore soltanto di 1 euro) sarà a maggior ragione sproporzionata nel nostro Paese, dove sia cittadini che immigrati godono di un tenore di vita ben inferiore rispetto a quello registrato in Olanda.

Prosegue la sentenza della Corte Ue: ”…. gli importi dei contributi richiesti dal Regno dei Paesi Bassi variano all’interno di una forbice, il cui valore più basso è all’incirca sette volte superiore all’importo dovuto per ottenere una carta nazionale d’identità. Anche se i cittadini olandesi ed i cittadini di paesi terzi, nonché i loro familiari non si trovano in una situazione identica, un simile divario dimostra la natura sproporzionata dei contributi richiesti. … i contributi richiesti dal Regno dei Paesi Bassi ai sensi della normativa nazionale che attua la direttiva 2003/109 sono, di per sé, sproporzionati e idonei a creare un ostacolo all’esercizio dei diritti conferiti da tale direttiva.”

Ebbene, se applichiamo questo criterio anche in Italia, l’irragionevolezza del contributo appare ancor più evidente: il costo della nostra carta d’identità, che dovrebbe valere come termine di paragone, è di 5,42 euro.
Non resta quindi che attendere una pronuncia della Corte anche sulla situazione italiana, visto che il governo ha di recente negato la propria disponibilità a rivedere i costi dei permessi.

A Milano nasce l'"Unità di strada lavoro" per contrastare il caporalato


Monitorati piazzali Loreto e Lotto. Cassani, coordinatore progetto: "Non ci sono più le file di migranti, ma solo quelli già contattati per telefono dal datore di lavoro”. Agli sportelli di Sesto San Giovanni, Sondrio e Varese raccolte dal 2004 300 denunc
MILANO – Un pulmino della legalità che gira per Milano e provincia alla ricerca degli 'invisibili': lavoratori migranti, pagati pochi euro all'ora e in nero, che all'alba si trovano nelle piazze in attesa dei caporali. L' 'Unità di strada lavoro', come viene chiamato, è un'idea della cooperativa Lotta contro l'emarginazione di Sesto San Giovanni. Obiettivo: mappare il caporalato nel capoluogo lombardo e cercare di venire in contatto con chi ne è vittima. “Abbiamo già iniziato le uscite in piazzale Lotto e a Loreto -  racconta Paolo Cassani, coordinatore del progetto – non ci sono più le file di immigrati, ma solo quelli già contattati per telefono dal datore di lavoro”. Dal 2004 a oggi ai tre sportelli lombardi dell'associazione si sono rivolti circa 300 migranti comunitari e non. Le indagini hanno portato alla denuncia di 500 persone e all'arresto di 52 imprenditori, commercialisti e intermediari. Finora soltanto due processi, che coinvolgevano 19 ucraini e 12 romeni, si sono conclusi con la condanna degli sfruttatori e 39 stranieri hanno ottenuto il permesso di protezione sociale dopo essere stati truffati con la sanatoria del 2009. 

Quello del lavoro nero degli immigrati è un fenomeno sommerso. “Per contrastarlo – spiega Cassani - occorre creare una rete tra forze dell'ordine, associazioni e sindacati”. Tra le proposte della cooperativa c'è anche una 'Carta di intenti', che a partire da Milano e poi a livello nazionale, serva da vademecum, soprattutto in vista di eventi come Expo 2015. L'idea è stata lanciata durante il convegno  'La tratta e lo sfruttamento delle persone migranti in ambito lavorativo', che si tiene oggi e domani nella sede della Regione Lombardia a Milano. “Dobbiamo tutelare i diritti di persone che non ne hanno – sottolinea Cassani – perché non esiste un reato specifico di sfruttamento del lavoro”. 

Le denunce arrivano anche ai sindacati. “Nel 2011 – afferma Lorenzo Todeschini della Cisl Lombarda – i nostri uffici hanno ricevuto 169 segnalazioni da parte di immigrati che lavoravano in nero”. Decine di richieste d'aiuto sono arrivate anche alla Cgil regionale. “Ogni anno - spiega Vincenzo Moriello, responsabile legalità – portiamo avanti la nostra denuncia pubblica del caporalato a Milano e provincia. Chiediamo la regolarizzazione dei migranti che lavorano e il superamento del legame tra contratto e permesso di soggiorno, che spesso è alla base del ricatto dell'imprenditore nei confronti dell'immigrato”.

Tunisini scomparsi. Comitato diritti umani Tunisia: “Non c’è volontà politica di chiarire la vicenda”


Parla Mohieddine Cherbib: “è un caso emblematico: il problema è nella gestione dei flussi. Bisognava fare subito un’inchiesta precisa e puntuale per capire cosa fosse successo”. E aggiunge: “Sia che siano vivi, sia che siano morti le famiglie devono saper

ROMA – Nel corso del suo secondo giorno di visita a Tunisi, il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano ha incontrato anche alcuni familiari dei ragazzi tunisini scomparsi nel tentativo di raggiungere l’Italia. Il capo dello Stato ha detto ieri ai padri e alle madri dei migranti che il nostro paese farà il possibile per cercare notizie e capire cosa sia successo. Ma la vicenda dei tunisini dispersi da ormai più di un anno è ancora molto complessa: non c’è solo da chiarire che fine abbiano fatto queste persone ma anche eventuali responsabilità istituzionali. Lo sottolinea a Redattore sociale Mohieddine Cherbib del Comitato per il rispetto delle libertà e dei diritti umani in Tunsia, che in questi giorni è in Italia per partecipare a un convegno promosso dal Cir (Consiglio italiano rifugiati) e da Emhrn (Euro- Mediterranean huma ricghts network). 



“Si tratta di una vicenda molto complessa e delicata. Ci sono circa 600 famiglie che da un anno non hanno ricevuto alcune segnale da parte dei propri figli – spiega Cherbib -. Alcuni di loro pensano che siano arrivati qui in Italia, in particolare quelli che viaggiavano sulle due imbarcazioni partite il 27 e 29 marzo del 2011. Ma a oggi non sanno niente della loro sorte. È evidente che c’è un problema nella gestione dei flussi migratori: è un caso emblematico e rivelatore”. Secondo Cherbib, infatti, il problema è nella governance ma anche e soprattutto nella “scarsa volontà politica di risolvere la questione”. “Bisognava fare subito un’inchiesta precisa e puntuale per capire cosa fosse successo – aggiunge – non ci si può muovere ora a distanza di un anno. Anche le impronte digitali per il confronto sono arrivate con molto ritardo. I mezzi ci sono per chiarire la vicenda, non si capisce se ci sia la volontà politica di farlo”.



Tra le varie ipotesi sulla sorte dei ragazzi scomparsi, quella che siano arrivati nel nostro paese e siano stati identificati e portati in qualche Cie. In questo caso, attraverso le impronte digitali (obbligatorie per i documenti di identità in Tunisia e che sono state fornite al nostro paese) dovrebbero essere identificati. Ma non si spiegherebbe perché in tutto questo tempo nessuno di loro abbia chiamato la famiglia per rassicurarla sull’esito del viaggio. C’è poi chi pensa che una volta giunti in Italia, i ragazzi abbiano fornito false generalità e siano scappati in altri paesi dell’Unione. Infine, l’ipotesi peggiore, è che abbiano fatto naufragio in mare. “Sia che siano in vita, sia che siano morti in mare, le famiglie devo avere delle risposte certe – conclude - . Non si possono lasciare con questo terribile dubbio”. 

DISABILITÀ. A Reatech la Milano che abbatte le barriere


Alla fiera per l'accessibilità e l'autonomia anche Atm e Fiera Milano in prima linea
Due realtà milanesi come Atm, l’azienda dei trasporti e Fiera Milano renderanno la metropoli più accessibile in occasione di Reatech Italia. Atm, diventa partner di Reatech perché, si legge in una nota, “pienezza e qualità della vita” non è solo uno slogan ma una realtà che Milano cerca di attuare da anni con impegno e importanti investimenti anche per rendere le persone con disabilità più libere e autonome. Nel corso del 2008 Atm ha creato, per la prima volta nella sua storia, un piano per il miglioramento dell’accessibilità dedicato sia all’adeguamento e alla manutenzione dei mezzi e delle infrastrutture sia all’adozione di nuovi dispositivi specifici: lavori in parte già portati a termine e altri in corso di attuazione. Per questo, il dialogo con le persone con disabilità – come in occasione di Reatech Italia - e le associazioni che li rappresentano è fondamentale per determinare priorità e condividere le migliori soluzioni di intervento.
Da parte sua, invece Fiera Milano ha realizzato con l’Associazione Nazionale Subvedenti, un’audioguida al quartiere espositivo di Rho, scaricabile in formato sia mp3 sia rtf. 
L’obiettivo è rendere agevole per gli ipovedenti il raggiungimento del complesso fieristico attraverso i mezzi pubblici e quindi lo spostamento all’interno della struttura. Oltre all’audioguida specificamente rivolta agli ipovedenti, Fiera Milano ha predisposto una guida generale al quartiere espositivo pensata non solo per le persone portatrici di disabilità ma anche per tutti coloro che si trovino anche solo temporaneamente in condizioni di difficoltà di movimento. Si chiama - significativamente - "Senza barriere" ed è anch’essa disponibile sul sito.

Razzismo, violenza e sequestri di persona in un commissariato


TRIESTE – Una storia connotata da razzismo e violenza ne ha fatte emergere altre 49 altrettanto efferate per le quali il capoluogo del Friuli-Venezia Giulia invoca, davanti alla questura, in primo luogo umanità e, di conseguenza, giustizia.

L’atrocità si è svolta tra le pareti del commissariato di Opicina. Alina Bonar,  32enne  scarcerata 2 giorni prima all’esito di una sentenza di patteggiamento inerente ad un giudizio che la vedeva implicata per favoreggiamento dell’immigrazione clandestina, riconquistata la libertà viene prelevata da una volante, su disposizione del responsabile dell’ufficio immigrazione Carlo Baffi, e reclusa nella stanza di controllo del commissariato.
Ufficialmente il provvedimento sarebbe stato preso nell’attesa dell’udienza davanti al giudice di pace, ma non solo tale udienza non è stata fissata, non risulta neanche richiesta.

La ragazza, istituzionalmente sequestrata, è stata ritrovata priva di vita. Alina, le cui condizioni di particolare vulnerabilità erano ben note, si è uccisa impiccandosi con una cordicella attaccata ad un termosifone dopo quaranta lunghissimi minuti di agonia. Ciò che ha dell’incredibile è la presenza, nella stanza in cui era rinchiusa, di telecamere di sorveglianza che, attraverso un circuito interno, mostravano su di un monitor la “cella”, ma pare che nessuno abbia nel frangente controllato il videoterminale.

Il tutto sarebbe già abbastanza, ma non finisce qui. Quando il pm Massimo De Bortoli si è presentato al commissariato con al seguito vari finanzieri e due agenti di polizia per perquisire gli uffici e comunicare al funzionario l’apertura di un fascicolo a suo carico, relativo ad un’indagine per sequestro di persona e omicidio colposo, sono emersi altri 49 casi di cittadini immigrati illegalmente trattenuti.

Al termine della perquisizione sia dell’ufficio sia dell’abitazione di Carlo Baffi è emersa una quantità incredibile di materiale pro fascista: un fermacarte con il fascio littorio, un cartello con l’immagine del “duce” e la scritta “Ufficio epurazione”, busti e manifesti raffiguranti Mussolini, una serie di libri e volumi a chiaro tema fascista, antisemita e razzista.

I fatti, accaduti più di un mese fa ma solo ora emersi, hanno scosso tutti i cittadini di Trieste che chiedono chiarezza, risposte e che tali vicende non rischino di ripetersi in nessun luogo. A tale scopoil Consiglio Regionale del Friuli Venezia Giulia ha avviato un’interrogazione dal titolo “Fare piena luce sulle circostanze connesse alla tragica morte di una cittadina ucraina avvenuta nel Commissariato di Opicina”.

Davanti alla questura di Trieste si è tenuto, inoltre, un presidio di protesta. Le parole contenute nella lettera di richiesta di adesione alla manifestazione rispecchiano in pieno lo stato d’animo di tutti i cittadini e la sete di umanità e giustizia: “Esprimere questa repulsione, per porre delle domande precise al questore dal quale pretendere delle risposte precise, per pretendere che Baffi non resti a dirigere l’ufficio immigrazione. Per dire forte che questo “sistema” deve cessare immediatamente, che ci ripugna essere i guardiani armati della Fortezza Europa, nessun essere umano è illegale, che banditi debbono essere il razzismo, i sequestri, la ferocia […] Noi restiamo umani. Già restiamo umani in un tempo dalla viva disumanità”


(Fonte)

sabato 19 maggio 2012

Attentato in una scuola a Brindisi, muore una studentessa, cinque i feriti


Tre bombole di gas sono esplose stamattina mattina intorno alle 7,45-7,50 provocando il ferimento di cinque studenti che erano davanti alla scuola "Falcone - Morvillo" di Brindisi e la morte di una studentessa.  L'esplosione e' avvenuta in via Galanti, non lontano dal tribunale della città. Secondo quanto si e' saputo finora, si trovava vicino ad un muretto. L'ordigno esploso - sempre secondo le prime notizie - sarebbe di notevole potenza. Il timer che ha fatto esplodere la bomba è entrato in azione proprio mentre i ragazzi stavano per entrare a scuola. La vittima è Melissa Bassi, di Mesagne. Veronica Capodieci, anche lei dello stesso paese, è in pericolo di vita  'E' stato fatto per uccidere: a quell'ora le ragazze entravano, proprio a quell'ora. Fosse accaduto alle 7,30 non ci sarebbe stata nessuna conseguenza'. Lo dice all'ANSA Angelo Rampino, il preside dell'Istituto professionale Morvillo Falcone di Brindisi dove stamani e' avvenuta l'esplosione. Domani in programma in città la carovana della legalità, che si chiuderà a Capaci il 23 maggio. 

 Il procuratore della Dda, Motta. "Stiamo cercando di capire la matrice di questo attentato. Non escludiamo nessuna pista al momento". Lo ha detto Cataldo Motta, il procuratore capo antimafia di Lecce, al termine del vertice in Prefettura a Brindisi con gli altri rappresentanti delle forze dell`ordine e a cui hanno partecipato anche il ministro Profumo e il procuratore antimafia Piero Grasso. Il procuratore non lo ha detto chiaramente, ma sembra che la pista più battuta sia quella terroristica. "Al momento però non ravvisiamo nessuna rivendicazione", ha aggiunto. Alle 17 si terrà un vertice antimafia a Lecce.

La scuola aveva vinto concorso legalità. Gli studenti del "Morvillo-Falcone hanno vinto un premio per la legalità promosso da Osservatorio permanente Giovani-Editori e dalla Fondazione Bnc. Parteciparono con uno spot - una foto/manifesto con i volti "Una serie di primissimi piani che ritraggono degli occhi aperti con al centro una foto in bianco e nero dei giudici Falcone e Borsellino. E una frase che recita: "Guarda la legalità in faccia". 

Gli studenti della città. Non sono state evacuate le scuole a Brindisi ma sono state abbandonate dagli studenti e dagli alunni che i genitori hanno preferito riportare a casa. Lo si apprende dal sindaco, Mimmo Consales, che appena si e' diffusa la notizia dell'attentato si e' recato alla scuola 'Morvillo-Falcone' e poi in ospedale. 'Le nostre preoccupazioni in questo momento - dice il sindaco, Consales - sono tutte per le condizioni degli studenti feriti. E' stato proprio il sindaco a denunciare questo come un "violentissimo attacco da parte della criminalità organizzata" . Domani la carovana della legalità avrebbe dovuto  fare tappa su un bene confiscato alle mafie pugliesi.

I precedenti.  Nelle ultime settimane nel territorio di Brindisi si era registrata una recrudescenza di criminalita' organizzata. Nella notte tra il 4 e il 5 maggio, in particolare, la Mercedes di Fabio Marini, presidente dell'Associazione antiracket di Mesagne e imprenditore attivo nel settore dei servizi dello spettacolo, era andata completamente distrutta in un attentato. L'episodio, ultimo di una serie di intimidazioni, aveva spinto una delegazione di parlamentari e degli enti locali a chiedere e ottenere un incontro con il ministro Cancellieri, svoltosi il pomeriggio dell'8 al Viminale. Il 9 maggio in un maxiblitz della polizia sempre a Mesagne, poi, c'erano stati 16 arresti di associazione per delinquere di stampo mafioso, estorsione, porto illegale di armi da fuoco, danneggiamento aggravato e incendio aggravato. Gli inquirenti stanno vagliando tutte le possibili piste d'indagine per un fatto che non ha precedenti.

Libera. Luigi Ciotti: “ Proviamo un grande immenso dolore,  Quello che ora sentiamo di poter e dover dire che una morte di questo  genere è inaccettabile”  “Proviamo un grande dolore, tanto dolore e  vogliamo innanzitutto esprimere tutta la nostra vicinanza alle  famiglie e a tutti i ragazzi della scuola. Bisogna certo aspettare  l'esito delle indagini sull'attentato. Quello che ora sentiamo di  poter e dover dire che una morte di questo genere è inaccettabile . In Puglia ci sono beni confiscati alle mafie dove tanti giovani si danno da fare per ridare a questo nostro paese piu' legalità, piu' dignità, piu' lavoro, piu' giustizia sociale. Lo stesso avviene in tante scuole della Regione e del paese dove i ragazzi come quelli colpiti oggi dall'attentatato imparano non solo le materie del sapere ma anche l'alfabeto della cittadinanza e della corresponsabilità. Che questo fatto violento, incredibile,  non puo' farci dimenticare la meraviglia di questi ragazzi impegnati a costruire il loro ma  anche il nostro futuro”. «Siamo sconcertati, è inaudito» dice Alessandro Leo, presidente della cooperativa 'Terre di Puglia – Libera terrà commentando l’esplosione di un ordigno davanti a una scuola dedicata a Giovanni Falcone e Francesca Morvillo a Brindisi. «L'attacco a una scuola è un fatto talmente fuori dall’ordinario – aggiunge Leo – in genere qui le bombe sono state usate a fini estorsivi, ma metterla in una scuola sembra una trappola solo per far male a qualcuno, stiamo cercando di capire». Proprio in questi giorni la carovana antimafia di Libera si trova in Puglia e in mattinata era prevista una conferenza stampa in un bene confiscato in una frazione di Brindisi, insieme alla Cgil. «La conferenza verrà fatta, ma dopo gli ultimi fatti non sappiamo ancora a che ora», dicono gli organizzatori. I Familiari delle Vittime innocenti delle mafie di Libera, in una nota, "esprimono, sgomenti, solidarieta' e vicinanza alle famiglie di quanti stanno soffrendo per gli effetti del barbaro attentato, ai ragazzi dell'Istituto Morvillo Falcone, e all'intera' comunità pugliese. Chi ha vissuto il dolore di sangue innocente sente forte il dramma di altro sangue innocente. Condanna unanime pure da parte del comitato dell'Associazione nazionale magistrati: "È un gesto palesemente diretto a scardinare la civile convivenza e i valori fondanti di cui vive la nostra democrazia". "Ci uniamo in maniera commossa alle famiglie delle vittime condividendone il dolore e ribadendo l'impegno di tutti magistrati nella strenua difesa della legalità, della democrazia e dei valori costituzionali". 

Sit - in in tutta Italia. Alle 18.30 i movimenti studenteschi hanno indetto manifestazioni/sit - in in tutta Italia. A Brindisi Susanna Camusso e Luigi Ciotti prenderanno parte al presidio in piazza Vittoria. A Roma al Pantheon in tanti si troveranno per dire no a qualsiasi forma di violenza. 



mercoledì 9 maggio 2012

Peppino Impastato, un ricordo. E tu sai contare fino a 100?


Il 9 maggio 1978 morì Peppino Impastato, un giovane siciliano che lottò contro la Mafia per tutta la vita. Oscurato dalla storia di Aldo Moro, il suo omicidio è rimasto sotto silenzio fino ai primi del 2000. Ecco perchè non bisogna dimenticare...

“Sei andato a scuola? Sai contare?”
“Come contare?”
“Come contare? 1, 2, 3, 4, sai contare?”
“Si, so contare”
“Sai camminare?”
“So camminare”
“E contare e camminare insieme lo sai fare?”
“Si! Penso di si!”
“Allora forza! Conta e cammina! Dai… 1, 2, 3, 4, 5, 6, 7, 8…”
“Dove stiamo andando?”
“Forza! Conta e cammina! 9… 90, 91, 92, 93, 94, 95, 96, 97, 98, 99 e 100! Lo sai chi ci abita qua? A? U zù Tanu ci abita qua! Cento passi ci sono da casa nostra, cento passi!”


Oggi, 9 maggio, ricorrono due tristi anniversari. Uno è quello del celebre Aldo Moro, politico presidente della Democrazia Cristiana, ritrovato ucciso dalle BR nel '78 e ritrovato nel baule posteriore di una Renault 4 in via Caetani a Roma. Della storia di Aldo Moro sono pieni i libri di storia e di complotti, ma pur essendo un personaggio da ricordare sempre, andrò avanti. L'altro è infatti un anniversario di una persona meno famosa, un giovane come tanti, ma con il coraggio di mille uomini. Questa mattina mi sono svegliato e fortuna vuole che Twitter abbia una profonda coscienza collettiva attenta anche alle “piccole” cose e non soltanto rivolta verso Bieber e Fiorello. In trending topic c'è infatti il nome di Peppino Impastato. Nel 1978 Peppino è morto a 30 anni nella sua Cinisi, dopo una vita passata a combattere contro la Mafia nella Sicilia più dura, urlando con tutta la sua voce, per la strada e nella sua radio
Nessuno ci vendicherà: la nostra pena non ha testimoni.
Peppino Impastato
Certe cose le vieni a scoprire nel tempo. Io, la storia di Peppino, l'ho conosciuta a 18 anni grazie a un film di Marco Tullio Giordana, “I Cento Passi“, un pezzo di grande cinema italiano e di verità che consiglio a tutti. La vita e la morte di Peppino Impastato è stata oscurata dalla notizia del ritrovamento del corpo di Aldo Moro ed è servito un film a far resuscitare un ricordo nazionale. I 100 passi sono un riferimento alla distanza che occorre tra la casa della famiglia Impastato e quella del boss mafioso Gaetano Badalamenti, contro il quale si scaglia la libera Radio Aut di Peppino per denunciare gli atti criminali che coinvolgono “Don Tano” e i suoi sgherri. Sarà proprio questo il motivo che porterà all'esecuzione del giovane: Peppino muore dilaniato da una carica di tritolo posta sui binari della linea ferrata Palermo-Trapani, il 9 maggio 1978.
Perché è importante ricordare? Perché mandante ed esecutore dell'omicidio, Gaetano Badalamenti e Vito Palazzolo, sono stati condannati per il reato solo nei primi anni del 2000, guarda caso dopo l'uscita del film. Perché la Mafia esiste ancora e c'è anche chi la combatte. PerchéPeppino è stato un esempio di grande impegno civile, di coraggio, ma soprattutto di uomo. Perché tutti, più o meno giovani, devono sapere che significa lottare. Perchè, come racconta Marco Tullio Giordana nel 2007, “Se oggi la Sicilia è cambiata e nessuno può fingere che la mafia non esista, ma questo non riguarda solo i siciliani, molto si deve all’esempio di persone come Peppino, alla loro fantasia, al loro dolore, alla loro allegra disobbedienza”. Perché la Storia Italiana è segnata da grandi uomini, come Moro e Impastato, ma non bisogna fare distinzione solo per il nome più o meno celebre. E allora, oggi, si può contare tutti insieme. Fino a Cento e oltre.




Immigrazione: Unhcr, 81 morti in Mediterraneo da inizio anno


Dall'inizio dell'anno, 81 ''boat-pepole'' in fuga dalla Libia sono morti nelle acque del Mediterraneo, secondo le ultime stime dell'Alto commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati (Unhcr).

Dopo l'ultima tragedia in mare, con sette rifugiati somali morti prima che la loro imbarcazione avesse raggiunto le coste di Malta sabato scorso, il numero di persone decedute o che risultano disperse in mare durante la fuga dalla Libia verso Europa e' salito quest'anno a 81, ''pari a due persone ogni tre giorni in media'', ha detto a Ginevra il portavoce dell'Unhcr Adrian Edwards. Il portavoce ha riferito le testimonianze dei 90 sopravvissuti del viaggio, giunti esausti a Malta sabato scorso.

Stando alle testimonianze, cinque uomini e due donne sono morti durante il viaggio, ha detto Edwards. Si tratta del quarto sbarco a Malta dall'inizio dell'anno, per un totale di circa 210 persone giunte sull'isola. Nello stesso periodo, 45 barche imbarcazioni sono arrivate in Italia.

In tutto, sono giunte circa 2.200 persone.

L'Unhcr stima che l'anno scorso circa 1.500 persone sono morte durante il tentativo di raggiungere l'Europa via mare dall'Africa del Nord.



(Fonte)

Così vedo l’Italia: lo sguardo degli studenti stranieri sul Belpaese


Nel giorno in cui si celebra la Festa dell’Europa - il 9 maggio, anniversario della cosiddetta Dichiarazione Schuman -i pendolari che attraverseranno gli spazi del passante ferroviario della stazione di Porta Garibaldi, a Milano, saranno avvicinati da decine di giovani studenti italiani e stranieri che li inviteranno a votare la loro foto preferita tra quelle partecipanti al concorso Così vedo l’Italia, giunto quest’anno alla sua 12esima edizione.
Gli scatti in concorso sono stati realizzati da studenti provenienti da tutto il mondo che stanno trascorrendo un periodo di studio e interscambio culturale nel nostro Paese, ospiti di una famiglia italiana grazie alla ONLUS Intercultura, che da 57 anni promuove programmi di scambio interculturale in oltre 60 Paesi di tutto il mondo. Tra le 17.30 e le 19.30, applicando un adesivo su una delle 28 vetrine in cui le foto saranno esposte, i viaggiatori di passaggio potranno votare l’immagine più bella o che meglio racconta - questo il tema del concorso - la quotidianità, le abitudini, il folclore e il paesaggio dell’Italia. Nel frattempo gli studenti leggeranno brani di opere della letteratura italiana e internazionale, intervallandoli a esibizioni teatrali e musicali degli studenti dei licei artistici milanesi, le cui opere sono in mostra proprio in questi giorni nelle maggiori fermate del Passante Ferroviario.
Una “celebrazione in salsa multiculturale” organizzata da Intercultura in collaborazione con le Ferrovie dello Stato, che hanno concesso gli spazi per allestire la mostra dedicata al concorso. Gli studenti e i volontari dell’associazione, saranno inoltre a disposizione di tutti coloro che vorranno avere informazioni sui programmi di accoglienza, sia per aprire le porte della propria casa a un adolescente straniero, sia per i programmi di studio all’estero rivolti agli italiani. Quest’anno, selezionati su oltre 5000 richieste, saranno 1600 i giovani che, al termine dell’anno scolastico in corso, partiranno per la loro destinazione estera, in Asia, Europa, America e Oceania, per un periodo di poche settimane o per un intero anno.