lunedì 21 maggio 2012

A Milano nasce l'"Unità di strada lavoro" per contrastare il caporalato


Monitorati piazzali Loreto e Lotto. Cassani, coordinatore progetto: "Non ci sono più le file di migranti, ma solo quelli già contattati per telefono dal datore di lavoro”. Agli sportelli di Sesto San Giovanni, Sondrio e Varese raccolte dal 2004 300 denunc
MILANO – Un pulmino della legalità che gira per Milano e provincia alla ricerca degli 'invisibili': lavoratori migranti, pagati pochi euro all'ora e in nero, che all'alba si trovano nelle piazze in attesa dei caporali. L' 'Unità di strada lavoro', come viene chiamato, è un'idea della cooperativa Lotta contro l'emarginazione di Sesto San Giovanni. Obiettivo: mappare il caporalato nel capoluogo lombardo e cercare di venire in contatto con chi ne è vittima. “Abbiamo già iniziato le uscite in piazzale Lotto e a Loreto -  racconta Paolo Cassani, coordinatore del progetto – non ci sono più le file di immigrati, ma solo quelli già contattati per telefono dal datore di lavoro”. Dal 2004 a oggi ai tre sportelli lombardi dell'associazione si sono rivolti circa 300 migranti comunitari e non. Le indagini hanno portato alla denuncia di 500 persone e all'arresto di 52 imprenditori, commercialisti e intermediari. Finora soltanto due processi, che coinvolgevano 19 ucraini e 12 romeni, si sono conclusi con la condanna degli sfruttatori e 39 stranieri hanno ottenuto il permesso di protezione sociale dopo essere stati truffati con la sanatoria del 2009. 

Quello del lavoro nero degli immigrati è un fenomeno sommerso. “Per contrastarlo – spiega Cassani - occorre creare una rete tra forze dell'ordine, associazioni e sindacati”. Tra le proposte della cooperativa c'è anche una 'Carta di intenti', che a partire da Milano e poi a livello nazionale, serva da vademecum, soprattutto in vista di eventi come Expo 2015. L'idea è stata lanciata durante il convegno  'La tratta e lo sfruttamento delle persone migranti in ambito lavorativo', che si tiene oggi e domani nella sede della Regione Lombardia a Milano. “Dobbiamo tutelare i diritti di persone che non ne hanno – sottolinea Cassani – perché non esiste un reato specifico di sfruttamento del lavoro”. 

Le denunce arrivano anche ai sindacati. “Nel 2011 – afferma Lorenzo Todeschini della Cisl Lombarda – i nostri uffici hanno ricevuto 169 segnalazioni da parte di immigrati che lavoravano in nero”. Decine di richieste d'aiuto sono arrivate anche alla Cgil regionale. “Ogni anno - spiega Vincenzo Moriello, responsabile legalità – portiamo avanti la nostra denuncia pubblica del caporalato a Milano e provincia. Chiediamo la regolarizzazione dei migranti che lavorano e il superamento del legame tra contratto e permesso di soggiorno, che spesso è alla base del ricatto dell'imprenditore nei confronti dell'immigrato”.

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